LETTERA AL SURF DI GRAZIANO LAI

on Martedì, 24 Luglio 2012. Posted in News & events by Chianese

UN'AUTOREVOLE PAROLA SUL SURF ORGANIZZATO IN ITALIA No Comments

LETTERA AL SURF DI GRAZIANO LAI

LETTERA AL SURF Cari Tutti.

E' un pò che seguo gli sviluppi del Blog S.I. , tanto per un affetto che non è mai venuto meno, sia nel bene che nel male, che per il fatto che, avendo dedicato al surf tanti anni della mia vita, anch'essa nel bene e nel male ( non mi esimo: “chi è senza peccato”...) , non riesco, anche se forse, a volte lo vorrei, a restare del tutto estraneo, o indifferente a quel mondo che, insieme a tanti di voi , abbiamo visto crescere, dal tempo dei “marziani” sulle tavole e del “Le onde non ci sono nel mediterraneo”, fino alla realtà odierna, fatta, di numeri e attività , ben più consistenti rispetto agli albori del nostro movimento. 

 

Agonismo, fiere, media, eventi più o meno connessi o collegati con lo sport “dei re” sono quasi all'ordine del giorno e in continua evoluzione, questo anche per la gioia delle aziende, sia di settore che vedono il proprio portafoglio clienti stabile, anche in momenti difficili come quelli attuali, sia extra settoriali, che collegano spesso la loro immagine alle varie specialità della “glisse” sull'onda.

 

Al tempo stesso vedo che esistono , purtroppo, dei fattori che non sono certo favorevoli ad uno sviluppo positivo della parte organizzativa e associazionistica dello sport in senso stretto. 

 

Nel 2008 lasciai i miei incarichi presso Surfing Italia, stanco delle polemiche, delle diatribe, e dell'atteggiamento poco trasparente e di certo, almeno a mia opinione, poco corretto, di quello che avrebbe dovuto essere il massimo organismo a livello mondiale, per il surf: l' ISA. e forse anche consapevole del fatto di non aver saputo, nonostante il mio impegno, profondo e disinteressato, fare nulla di positivo per dirimere quelle questioni spinose, che sono nel bagaglio federale da troppo tempo. Susseguentemente cominciavo ad assistere ad un processo di ulteriore disgregazione del fenomeno associazionistico, all'inasprirsi di alcune polemiche, alla nascita di nuovi “satelliti” o poli indipendentisti, alla riduzione dell'attività in genere, anche per fattori di esterni (leggasi CRISI economica diffusa), tutti indicatori di un momento che preludeva ad una ulteriore regressione.

 

In tutto questo bilancio, l'unica voce in attivo sono state, almeno per quella che era la mia percezione dall'esterno, le polemiche, su chi fosse chi, su chi facesse , o non facesse, bene, o male, le cose, sugli errori del passato, sulle rivalità e rivalse che anzichè incanalarsi (credo che sarebbe stato meglio) in una gara corretta, magari tesa a migliorare, secondo il principio della “sana concorrenza”, la qualità del proprio “prodotto”, magari affondavano nella palude dei veleni, delle accuse e di tutto quanto, ben sappiamo, non è certo indice di costruttività. Questa è stata , ed è tutt'ora, la mia impressione e, mi riferisco, beninteso, ad entrambe le sponde del fiume.

 

Siamo a metà del 2012 sono passati quattro anni, ma, onestamente, rispondete alle mie domande:

 

“nel frattempo, che cosa è cambiato? Che cosa è cresciuto? Che cosa è migliorato nel nostro mondo?” lascio a chi legge la risposta. Secondo me continuiamo a trascinarci sugli errori del passato, senza dimostrare di averne fatto tesoro ed esperienza, disperdiamo energie a dipingere problemi, anziché prospettare soluzioni, quasi in una sorta di inconscio rifiuto, di voler provare a cambiare, a crescere, da entrambe le parti e cercare di andare oltre gli ostacoli.

 

Non mi riferisco qui a nessuno in particolare, ma a tutti, sottoscritto compreso, in quanto per certi versi sono anch'io corresponsabile (almeno in origine) del processo di sfaldamento in corso.

 

Proprio oggi, parlando di questa situazione con un surfer assolutamente estraneo a quanto accade, ma che vede lo stato delle cose dall'esterno, il suo commento è stato il seguente:“ Ma perchè non fanno tutti un passo indietro, resettano e provano a fra funzionare le cose?” questa frase era come se l'avesse estratta dai miei pensieri, assolutamente identica al mio punto di vista.

 

Io credo che le persone competenti e capaci siano ormai tante, lo sport è cresciuto, e così l'esperienza, le competenze , sia organizzative, che tecniche e commerciali, fino ad un livello che, in certi casi non esito a definire di “eccellenza”. Non indago sui motivi per cui non si possa trovare un accordo, né voglio sindacare sull'operato di chicchessia, anche perchè, quale diritto avrei di farlo? Criticare da esterno mi sarebbe molto facile, ma chi è che non commette, né ha mai commesso errori? Lo sappiamo benissimo: solo chi non fa nulla. Se è quindi facile muovere appunti, sappiamo altresì che lo è di meno sporcarsi le mani, metterci la faccia e impegnarsi per costruire, senza guardarsi dietro le spalle, ma mettendo le proprie abilità al servizio del futuro, senza preconcetti e con un fine costruttivo.

 

S.I e Fisurf possono , se davvero vogliono, costituire una realtà importante, essere di nuovo un polo di aggregazione, ma è necessaria la classica, grande dose di buona volontà, da entrambe le parti, la voglia di superare i problemi, di sedersi ad un tavolo, senza idee preconcette, né astii pregressi e PARLARE: non mi sembra lontano, né così impossibile da raggiungere, un modo per, forse non unificare tutto, ma, almeno inizialmente, collaborare alla realizzazione di programmi congiunti. Questo sarebbe già, a mio avviso, un buon risultato iniziale, nel rispetto reciproco di ruoli, competenze e identità, ma con tutte le forze impegnate, comunque, anche se magari su diversi fronti, nel conseguimento di obiettivi comuni, che, attraverso una sana cooperazione, sarebbero più facilmente raggiungibili, sia da un punto di vista tecnico e/o commerciale, che più strettamente istituzionale e associazionistico.

 

Signori, mi rivolgo aVoi, che in un modo o nell'altro governate e gestite il surf: provate, almeno per un attimo a visualizzare tale ipotesi, ma fatelo a mente totalmente sgombra e priva di idee preconcette, o retaggi del passato. Provateci così, con assoluta onestà intellettuale, magari prima davanti ad uno specchio e vedete se riuscite a dirvi “E'possibile!” voglio parafrasare il famoso slogan “Yes we can” e dire YES YOU CAN! Perchè è tutto lì, dentro di voi, nelle vostre corde e nelle vostre capacità, che non sono da poco. Fate questo e poi parlatene e le cose non potranno che migliorare.... e provarci non costa poi tanto...

 

Yours in Surfing

 

Graziano Lai

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